Carrasegare ‘Osincu 2024

Carrasegare ‘Osincu 2024

Il Tradizionale Carrasegare ‘Osincu

Il momento dell’anno più atteso dai bosani e, da qualche anno a questa parte, anche da tanti visitatori è quello del Carrasegare ‘Osincu, il tradizionale Carnevale bosano.

Il Carnevale di Bosa è noto per essere tra i più particolari e irriverenti carnevali in Sardegna. È la festa della comunità in cui i ruoli sociali sono meno rigidi, e quindi caratterizzato da aspetti parodistico – satirici con la messa in scena di eventi che coinvolgono gli abitanti del paese attraverso l’esecuzione di canti satirici.

A Bosa il Carnevale mantiene ancora oggi la caratteristica del festeggiamento spontaneo, infatti, anche se è presente un’associazione denominata “Carrasegare ‘Osincu” formata da un corposo gruppo di persone, ente che cura l’attività di promozione e valorizzazione dei riti del Carnevale di Bosa, tutto il resto è affidato alla geniale improvvisazione della comunità.

Il Carnevale di Bosa si apre e si chiude nel segno del fuoco: dalle ceneri del falò in onore di Sant’Antonio (17 gennaio) risorge lo spirito goliardico dei bosani che si esaurisce la notte del Martedì Grasso nel rogo in cui viene bruciato il fantoccio di Giolzi alla fine della festa.

Giogia Laldagiolu

Con una giacca indossata a rovescio e il viso macchiato di nero dalla fuliggine, un bastone pronto a infilzare il bottino, inizia il viaggio! È Giogia Laldaggiolu e, per le strade del centro, risuonano le note dei stornelli satirici (“muttettus a trallallera”), intonati con fervore allo scopo di ottenere in cambio da curiosi spettatori «sa palte ‘e cantare», ovvero viveri di ogni genere. Giogia Laldagiolu va in scena una settimana esatta prima del Giovedì Grasso.

Giovedì Grasso

 

La mattina del Giovedì Grasso si entra nel vivo del Carrasecare ‘Osincu: imponenti carri allegorici sfilano per le vie con una scia di grandi e piccini provenienti dalle scuole e non solo, tutti mascherati per l’occasione dai temi più disparati. Ad aprire le danze è la Banda Musicale, una presenza imprescindibile nel Carnevale Bosano dagli anni ’80! Non servono che un camice bianco, il viso dipinto di rosso, una parrucca colorata o un cappello e in mano strumenti creati ad hoc: da “sa serraggia” – una lunga canna con una vescica di maiale legata alle estremità – a coperchi e pentole, tutto è perfetto per fare rumore e scatenare la festa!

S’Attittidu

Una giovane ragazza madre esce per festeggiare il Carnevale e lascia il suo neonato affamato alla nonna, che va alla disperata ricerca di un po’ di latte per nutrirlo. Questa la leggenda attorno alla quale si sviluppa l’antica rappresentazione di S’Attittidu, la mattina del Martedì Grasso.

“Sos Attittadoras”, donne vestite di nero a lutto, irrompono nelle strade gridando lamenti struggenti, cercando disperatamente “unu ticchirigheddu ‘e latte” nel cuore del centro cittadino. Portano con sé “sos pitzinnos”, bambolotti o pupazzi acconciati con elementi fantasiosi che spesso fanno riferimento a forme falliche o all’erotismo, simboli del neonato affamato e del Carnevale morente. Un rito ancestrale coinvolgente, che attrae e unisce la comunità e tanti curiosi visitatori.

Giolzi

Al calar del sole del Martedì Grasso il nero del lutto lascia spazio al bianco della rinascita: inizia la caccia affannosa (quanto vana) a Giolzi, il Re Giorgio, simbolo del Carnevale ormai trascorso che fugge e si nasconde. Gli irriverenti padroni della notte si addentrano tra gli spettatori indossando un lenzuolo e una federa, in mano un lampioncino di carta tipo veneziano o un cestino (sa pischedda) con all’interno un lume acceso. Cercano Giolzi nelle zone puberali delle persone, convinti che si nasconda lì per sfuggire al suo destino. Una volta trovato («Ciappadu!») verrà bruciato sotto forma di fantoccio in un grando falò, rito che sancisce ufficialmente la morte del Carnevale ma simboleggia altresì la speranza della sua rinascita nell’anno successivo.

Altri appuntamenti

Sant’Antonio

La sera del 17 Gennaio ai piedi del Fiume Temo, con la splendida cornice del Castello Malaspina e di Sa Costa, viene acceso il grande Falò in onore di Sant’Antonio Abate. Leggenda narra che il Santo scese negli inferi e rubò involontariamente il fuoco per donarlo agli esseri umani. È così che tra le specialità enogastronomiche locali, un po’ di fuliggine in viso e i caratteristici giri del mal di pancia intorno al fuoco (3 in senso orario e 3 in senso antiorario), unendo sacro e profano, che si da ufficialmente inizio a su Carrasecare ‘Osincu.

Sabato delle Cantine

Nelle strade di Sa Costa, il sabato sera le cantine spalancano le loro porte ai visitatori, offrendo generosamente vino e deliziose specialità locali. Nel frattempo, la Piazza del Carmelo si trasforma in una vera e propria discoteca all’aperto! È una notte di festa in cui adulti e giovani mascherati si uniscono, ballando e divertendosi fino a tarda notte. Si tratta della “Festa delle Cantine” o “Cantine in Maschera”, un momento di magia condivisa, in cui la musica, il gusto dei sapori locali e la gioia dell’incontro si fondono in un’esperienza indimenticabile.

Un fiume di maschere

La domenica che segue, il Fiume Temo diventa il palcoscenico di un’affascinante manifestazione: “Un fiume di maschere”. La suggestiva cornice del Castello Malaspina e di Sa Costa ospita una singolare parata: maschere variopinte solcano le acque a bordo di piccole imbarcazioni di legno, sup e canoe. È un evento che mira a coniugare la modernità con la tradizione del Carrasecare ‘Osincu, creando un’atmosfera magica che abbraccia il passato e il presente in un’unica celebrazione festosa.

Carnevale Estivo

Una menzione a parte merita il Carnevale Estivo, che si svolge la sera del venerdì che precede il Ferragosto. L’associazione «Carrasegare ‘Osincu» in questa occasione vuole in tal modo offrire al visitatore un assaggio di quella magica atmosfera che ogni anno, proprio a Carnevale anima la città.