Il Carrasegare ‘Osincu

Ha i capelli bianchi, la coppola in testa, gli occhi infossati che raccontano senza parole la sua saggezza. La schiena è ricurva, ha un bastone a cui si aggrappa per rendere il passo meno ballerino.
È seduto nella panchina con lo sguardo al fiume Temo che abbraccia Bosa, gli occhi fissi ai colori delle case colorate riflesse che gli ricordano la sua gioventù, il suo Carnevale da ragazzo.

Si distrae dai suoi pensieri e li vede.
Guarda il gruppo di ragazzini che giocano e ascolta in silenzio.

– Ehi, fra due giorni inizia Gioggia Laldagiolu.
– Tu quale strumento ti porti in giro?
– Mamma mi dà il coperchio di una pentola.
– Anche a me.
– Io porto sa serraggia. L’ha fatta tziu Agostino.
– Io esco con il gruppo di mio fratello più grande. 

I ricordi riportano indietro nel tempo, a un carnevale antico e conservato ancora oggi. 

Il Carnevale di Bosa, un viaggio nel passato

Il Carnevale di Bosa non è solo una festa. È un viaggio nel tempo, dove la terra, le tradizioni e le persone vivono un evento che ha radici profonde. Immagina di ascoltare i passi degli antichi abitanti di questa terra, i sogni, le paure, la quotidianità che perde valore per una festa di maschere, canti in rima e risate per le strade. 

I sorrisi e i trallallera del Carnevale di Bosa sono ovunque, con la sua tipica irriverenza. 

Sono ovunque per le strade, quando inizia il viaggio del carnevale basano con Gioggia Laldagiolu, che va in scena una settimana prima del giovedì grasso. Si indossa una giacca a rovescio, si dipinge il viso di nero con il sughero bruciato, si porta con sé un bastone costruito per la festa e utile per infilzare il bottino. È così che inizia “sa palte ‘e cantare”, canti in rima per le vie di Bosa.

Una settimana dopo, il giovedì grasso, si aprono le danze ufficiali con la la sfilata dei carri allegorici. La festa continua con il sabato delle cantine e la regata in maschera nel fiume Temo nella domenica di carnevale. L’evento si chiude il martedì grasso con la tradizione di S’attìttidu e Giolzi.

La bellezza de su Carrasegare ’Osincu? È la magia di uno spettacolo arcaico e profondamente sentito nell’anima del paese. A Bosa il carnevale è il rispetto di una tradizione che unisce persone anziane e giovani, un festeggiamento spontaneo in cui la comunità si veste di allegorie, baldoria e tradizioni, per coinvolgere ogni turista a far festa insieme.

Il Carrasegare ‘Osincu e le tradizioni che restano nel tempo

Il carnevale di Bosa è chiamato Carrasegare ’Osincu ed è il simbolo di un legame profondo con il passato. È un evento teatrale di origini antichissime in cui si mette in scena un rituale che stravolge le regole sociali con un’allegria satirica e irriverente. 

È l’unico carnevale in Sardegna a portare nelle strade del borgo una festa che coinvolge la comunità in un festeggiamento spontaneo in cui regna l’improvvisazione. Non ci sono ruoli rigidi o imposizioni se non quello di lasciare libero sfogo all’allegria carnevalesca tipica di Bosa.
È un cantare di trallallera in rima, un mangiare e bere celebrativo in cui ogni via si riempie di relazioni, dialoghi, incontri, satira irriverente e maschere in festa. 

Il carnevale bosano inizia il 16 gennaio in occasione della festa di Sant’Antonio, ma la comunità entra nel vivo dei festeggiamenti una settimana prima di giovedì grasso con Gioggia Laldagiolu, e si chiude con la tradizione di S’Attìttidu e il rito finale di Giolzi. 

Una parte fondamentale della tradizione bosana la fanno gli oggetti utilizzati per festeggiare: da sa serraggia, uno strumento musicale costruito proprio per il carnevale, alla bertula, la bisaccia da riempire di doni o anche s’ispidu, il bastone a forma di spiedo che serve per infilzare tutto quello che si riceve durante Gioggia Laldagiolu. E che dire dei coperti delle pentole? Li hanno persone di ogni età, anche bambini e bambine così come portano in giro per le strade oggetti rumorosi per fare chiasso durante i trallallera. 

Gioggia Laldagiolu

In passato, durante Gioggia Laldagiolu era consuetudine che gruppi mascherati facessero la questua da persone conosciute, amici, parenti e bottegai, per avere in dono alimenti di vario tipo e ringraziare con dei canti a trallallera, sa palte ‘e cantare, improvvisati, satirici e allegri. Sono canti in rima per le vie di Bosa in cui prevalgono le parodie senza veli, ma anche i ringraziamenti per i doni ricevuti. In passato si riceveva lardo, mandarini, frutta secca e con il bottino dei festeggiamenti si stava insieme per un cenone finale.

Oggi la tradizione è rimasta intatta e questo particolare momento di Gioggia Laldagiolu è molto sentito nella comunità e diventa l’occasione per stare insieme, persone adulte, giovani, scolaresche, bambini e bambine, narratori coinvolti in una festa esclusiva ed esistente solo nel carnevale di Bosa. 

Giovedì Grasso

La mattina del Giovedì Grasso, Bosa si trasforma in un’anima in festa. Apre le danze la banda del paese che dagli anni ’80 dà il via alla kermesse. I protagonisti della banda hanno visi dipinti e camici bianchi, parrucche colorate o cappelli maestosi. In mano tengono degli strumenti realizzati per il carnevale con un unico scopo: fare baldoria, tutti e tutte insieme!

Il Carrasegare ’Osincu mette in scena una sfilata con dei  carri allegorici che sfilano per le vie del borgo. Ad accompagnarli ci sono i figuranti dei carri, grandi e piccoli, comprese intere scolaresche che hanno organizzato delle uscite a tema.

Il sabato delle cantine

I festeggiamenti proseguono nelle strade di Sa Costa il sabato sera con l’organizzazione de “Il sabato delle cantine” in cui per tutta la serata si può mangiare e bere con degustazioni di piatti tipici, vini di Bosa e assaggi delle specialità locali.
Nel frattempo, la Piazza del Carmine si trasforma in una vera e propria discoteca all’aperto per festeggiare in maschera tra musica, balli e tanto divertimento.

La domenica: la regata in maschera nel fiume Temo

La domenica di carnevale il fiume Temo diventa il palcoscenico di un’affascinante manifestazione chiamata “Un fiume di maschere”. A far da cornice allo spettacolo c’é il Castello Malaspina e le Antiche Concerie di Bosa. Si assiste a una parata suggestiva in cui le maschere e i canottieri sfilano nel fiume Temo a bordo di piccole imbarcazioni di legno, sup e canoe.

È un’esibizione dal fascino magico: si mescola la tradizione del Carrasegare ’Osincu con la modernità della festa e di un borgo che ama dare personalità a ogni evento che organizza.

Martedì grasso: S’Attittidu e Giolzi

Il martedì grasso il centro della città si veste di festa fin dalle prime ore del mattino. Nelle vie si sentono le grida che danno luogo alla parodia de S’attìttidu, un dramma in cui si mette in scena un lamento che risuona per le strade di Bosa. I figuranti sono vestiti da donna in lutto, e rappresentano le prefiche, sas attittadòras. Recitano dei lamenti funebri, hanno il viso dipinto di nero con s’oltigiu brusiadu (sughero bruciato). Indossano sa bunnedda (una gonna lunga), s’isciacca (il bustino) e s’isciallu cun sas randas (lo scialle con le frange). 

Sas attittadòras annunciano tra il pianto la morte di un neonato, un bambolotto spesso smembrato che viene tenuto in braccio, su una vecchia carrozzina vintage o dentro su balzolu, una culla in legno che si utilizza per l’occasione.

È uno spettacolo in cui tutti e tutte hanno una parte da protagonista: s’attìttidu coinvolge la comunità bosana e i turisti che vengono da fuori per conoscere questo spettacolo unico. 

La tradizione vuole che sas attittadoras chiedano al pubblico un goccio di latte (unu ticchirigheddu ‘e latte) per il neonato che è stato abbandonato dalla madre distratta dalla festa del carnevale. È così che prende vita la satira e l’allegria della giornata, tra canti, balli e un clima di assoluta spontaneità.

S’attìttidu dura tutta la giornata di martedì grasso fino al tramonto, perché poi nell’oscurità la scena si trasforma. Bosa si riempie di figuranti vestiti di bianco con lenzuoli, federe o una cuffia da notte. Le maschere in bianco girano per le strade di Bosa alla ricerca di Giolzi, un grande fantoccio anch’esso vestito di bianco, per poi bruciarlo in un rogo che purifica in modo simbolico l’intera comunità e decreta la fine del carnevale. 

Il martedì grasso è un rituale che coinvolge il bianco e il nero, la luce e la notte, il peccato e la purezza.  

Il carnevale di Bosa è un simbolo per tutta la Sardegna: racconta una tradizione in cui la comunità festeggia con unione e allegria per rendere omaggio a questa festa così antica e simbolica.

Il carnevale di Bosa è organizzato dal Comune di Bosa in collaborazione con l’Associazione Karrasegare ’Osinku e la Pro Loco.